Negli ultimi anni il cibo è uscito dall’angolo “soft” delle politiche sociali per entrare a pieno titolo nell’agenda della sicurezza globale. Guerre, sanzioni, interruzioni logistiche, cambiamento climatico e cyber‑attacchi hanno mostrato quanto rapidamente un problema di approvvigionamento alimentare possa trasformarsi in inflazione, tensione sociale, instabilità politica. In questo contesto, per un Paese come l’Italia ragionare di “sicurezza alimentare nazionale” non è più un esercizio accademico, ma una necessità strategica.
Questa strategia nasce e viene finanziata come scelta autonoma della Repubblica italiana, senza dipendere da contributi esterni: è un investimento deliberato sulla nostra sicurezza nazionale e sul lavoro dei nostri agricoltori
Articolo derivato da alcune conversazioni con l'IA Perplexity






