Starbase oltre il Texas: l’Italia può contribuire a estendere questo modello all'Italia, al Piano Mattei e all’Africa tutta.
Il progetto nasce da una riflessione personale avviata oltre dieci anni fa, aggiornato nel 2025 (1), con l’idea di comunità autosufficienti, libere da eccessi burocratici e orientate al benessere e all’innovazione.
L’ispirazione decisiva è arrivata dall’esperienza reale di Starbase in Texas: dal 2025, grazie a un referendum schiacciante (212 voti a favore, solo 6 contrari), è diventata una vera città autonoma, cuore pulsante di SpaceX e simbolo di audacia tecnologica per un futuro multiplanetario, dove la ricerca, gli studi e la realizzazione procedono a 360° con la tipica velocità delle aziende di Elon Musk.
Perché unire Starbase all’Italia?
L’Italia non è un osservatore passivo in questo scenario. Il nostro Paese possiede un importante patrimonio di competenze che si allineano perfettamente con il modello Starbase: eccellenza nel design funzionale e minimalista e manifattura di precisione, ingegneria avanzata per materiali e sistemi durevoli, know-how consolidato nel settore spaziale (dal controllo satellitare al telerilevamento) e una lunga tradizione di innovazione.
Pensiamo al Centro Spaziale del Fucino in Abruzzo, il più grande teleport civile al mondo per il controllo satellitare: un hub già operativo da decenni, capace di gestire missioni complesse e che potrebbe diventare il fulcro di una “Starbase Italia”. Qui, le competenze nazionali potrebbero tradursi in progetti complementari a quelli texani: sviluppare tecnologie e infrastrutture trasportabili, adattabili a contesti terrestri estremi e, in prospettiva, extraterrestri.
Non si tratta di copiare, ma di arricchire il modello con la nostra sensibilità estetica, ingegneristica e umana – qualità che rendono unico il contributo italiano al progresso globale. Il legame naturale ci pare il Piano Mattei.
Il Piano Mattei, varato dal Governo italiano nel 2024 e in piena evoluzione nel 2026, rappresenta il quadro ideale per estendere questa visione.
Oggi coinvolge 14 paesi africani (a oggi Algeria, Marocco, Tunisia, Egitto, Costa d’Avorio, Etiopia, Kenya, Repubblica del Congo Brazzaville, Mozambico, Angola, Ghana, Mauritania, Senegal e Tanzania), con un approccio paritario che supera la logica dell’aiuto per generare opportunità reciproche in energia, infrastrutture, agricoltura, formazione e – sempre più – spazio.
Proprio nello spazio il Piano Mattei sta prendendo quota: il potenziamento del Centro Luigi Broglio di Malindi in Kenya è al centro di progetti congiunti con l’Agenzia Spaziale Italiana (ASI). Si parla di formazione regionale, satelliti per monitoraggio agricolo, ambientale e prevenzione disastri, e prospettive di cooperazione più ampia per l’esplorazione spaziale africana. È un’evoluzione naturale: l’Italia, erede della visione di Enrico Mattei sull’indipendenza energetica e sullo sviluppo condiviso, può portare in Africa non solo infrastrutture classiche, ma un salto tecnologico ispirato a Starbase.
Non dimentichiamo che Enrico Mattei è stata una persona molto importante non solo per l’Italia ma anche per l’Africa, considerando come Mattei si impegnò per dare rispetto paritario ai Paesi africani con cui aveva intenzione di cooperare, un approccio non comune all'epoca.
Sono certo che anche e soprattutto oggi, il modo con cui il nostro Presidente del Consiglio si presenta e propone ai Paesi africani, ricorda ai governanti africani il modo di porsi di Enrico Mattei, come se si riprendessero i fili di un accordo con cui si era iniziato a parlare molti anni fa ma che non fu possibile portare avanti a causa della tragica morte di Mattei precipitato col suo aereo (secondo qualcuno fu vittima di un attentato). Queste premesse aiutano probabilmente sia sul piano diplomatico che personale nei progetti odierni come nel cooperare nei successivi, in particolare per quelli estremamente visionari e di assoluto valore globale come quello che stiamo qui tratteggiando.
Benefici per i partecipanti
Integrare un modello Starbase-inspired significherebbe:
Rafforzare la presenza italiana nel continente africano, passando da partner affidabile a protagonista visionario del futuro tecnologico.
Valorizzare le competenze nazionali in settori ad alto valore (design, ingegneria, energia rinnovabile, spazio), creando posti di lavoro qualificati in Italia (es. al Fucino) e opportunità di trasferimento know-how in Africa.
Generare un impatto reciproco: sviluppo economico e innovazione per i paesi partner del Piano Mattei, con hub autosufficienti che sfruttano risorse locali (minerarie, agricole, solari), e un ponte verso Marte per l’umanità intera.
L’Italia ha tutto per guidare questa estensione: storia di pionieri (da Mattei ai maestri del design), infrastrutture spaziali esistenti e una diplomazia che punta su partenariati equi. Starbase Texas esiste già come realtà concreta; replicarla con il nostro tocco – in sinergia con l’Africa del Piano Mattei – potrebbe segnare un capitolo storico di rilancio globale per il nostro Paese. Non si tratta solo di tecnologia: è l’occasione per dimostrare che l’Italia sa ancora ispirare il mondo, unendo eredità e futuro.
In questo periodo storico il nostro Paese pare avere non solo le capacità ma anche la credibilità internazionale per portare avanti progetti ambiziosi.
E allora andiamo avanti, Mattei approverebbe.
LoScrittoio.it è dedicato a Marino e Marina Gori
Bibliografia: Un Arcipelago di Attività Localizzate: verso un’economia territoriale sostenibile e resiliente_Versione_2025 (contiene il link all’articolo iniziale)
